Nel cuore di Città Alta, a Bergamo, uno degli edifici più carichi di memoria si avvia a una seconda vita. Il cantiere di restauro e riconversione dell'ex carcere di Sant'Agata, secondo quanto confermato dal Comune, è atteso alla chiusura nel mese di giugno 2026.
Negli ultimi mesi i lavori hanno subito una forte accelerazione: chiusi i subappalti delle finiture, sui sette piani dell'edificio hanno lavorato fino a una quarantina di operai contemporaneamente. L'appalto, partito da circa 6,4 milioni di euro, è stato aggiornato a quasi 6,93 milioni, con una variante da oltre mezzo milione destinata a lavorazioni non previste in fase di progetto.
Affreschi e un vascello disegnato da un detenuto
Come spesso accade negli edifici storici, il cantiere ha riservato sorprese. Tra gli intonaci sono riemersi affreschi — un leone di San Marco, uno stemma della famiglia Visconti — e, soprattutto, il disegno di un vascello tracciato con ogni probabilità da un detenuto. Frammenti che raccontano la lunga e stratificata storia del complesso, dai secoli del potere veneziano fino al suo utilizzo come casa circondariale.
Cosa diventerà
Il progetto prevede la realizzazione di quindici alloggi — tra monolocali, bilocali, un trilocale e due loft — accanto a spazi pubblici e a un museo del carcere. Tra gli interventi più scenografici, una passerella sospesa attraverserà il porticato un tempo riservato ai detenuti durante l'ora d'aria.
Un modello di recupero urbano
L'operazione si inserisce nel solco dei grandi recuperi che stanno ridisegnando Città Alta, restituendo alla collettività edifici a lungo inaccessibili. È lo stesso spirito che muove la cura del patrimonio in tutta la Bergamasca: non congelare le pietre, ma rimetterle in circolo dando loro una nuova funzione.
Da Bergamo agli Almenno
Chi visita Città Alta è già a un passo dal Romanico degli Almenno: scopri le cinque chiese del Romanico e come raggiungerle dalla città nella pagina Come arrivare.
Fonte delle informazioni: Comune di Bergamo e stampa locale (BergamoNews, Bergamo Tomorrow, 2026). Testo rielaborato dalla redazione di Fondazione Lemine. Immagine: elaborazione grafica Fondazione Lemine.
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